Il nostro futuro

Il nostro futuro

 

Il nostro futuro: come affrontare il mondo dei prossimi vent’anni, è la versione italiana, nella traduzione di Bruno Amato per Feltrinelli, del bestseller The Industries of the Future. L’autore, Alec Ross, condivide ciò che ha imparato grazie al suo punto di vista privilegiato come consigliere del dipartimento di Stato americano per l’innovazione al fianco della Clinton segretaria di Stato. Il libro è un’interessantissima immersione in quella porzione di presente che lascia presagire probabili scenari futuri.

Gli argomenti trattati sono i più vari: si passa dalla robotica alla genomica; dalle criptovalute agli utilizzi militari dei codici e al ruolo di Big Data nelle nostre esistenze. Lo scopo non è farci diventare competenti su tutti questi ambiti, ma fornirci una bussola per orientarci in un mondo che sta cambiando a velocità crescente.

Nonostante la materia non sia propriamente familiare per molti di noi, l’esposizione è chiara e snella, il che rende la lettura di questo libro inaspettatamente agevole. Gli scenari che ci presenta sono a volte incoraggianti, in particolare quando si parla dei progressi in ambito medico, e a volte fortemente inquietanti. L’idea di un mondo diviso in distretti in stile Hunger Games, con la Silicon Valley a farci da Capitol City si è presentata alla mia mente fin troppo spesso.

L’intento di Ross è di tipo benefico: vuole far conoscere per  far capire, laddove capire è necessario per sopravvivere. Si potrebbe riassumere nel motto di H.G. Wells, citato nel libro, “adattarsi o perire”. Tuttavia, nonostante le sue migliori intenzioni, personalmente il mondo illustrato mi è apparso il più delle volte distopico, e non nascondo di aver provato un certo senso di disagio durante quasi tutta la lettura. Inoltre, spesso non mi sono trovata d’accordo con le conclusioni di stampo marcatamente liberale cui giunge l’autore, ma questo, in fondo, è un altro discorso.

In conclusione il mio giudizio su questa lettura è molto positivo. Ve lo consiglio fortemente sia che siate dei convinti sostenitori del progresso tecnologico, sia che auspichiate un ritorno alla pastorizia e al baratto. A me è servito ad aprire gli occhi su realtà delle quali non sospettavo neanche l’esistenza, e a rivalutare il peso di altre che pensavo di conoscere, ma delle quali ignoravo la portata.

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